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Editoriali

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Sabato 11 novembre, presso la "Galleria Quadrifoglio" di Rho (Via Dante, 9), dell'amico Matteo Olivares , è stata inaugurata una personale di Willow, la quale procederà sino al 28 del mese. 

In mostra numerose opere che raccontano il mondo colorato e fantastico dell'artista

Filippo Bruno, in arte Willow, ha negli anni costruito la dimensione della propria espressione artistica utilizzando strumenti dedotti dalla cultura pop e mediatica che attraversa il nostro oggi, arrivando a definire una sorta di codice figurale che rimanda alla stretta correlazione tra universo collettivo e sapere universale, tra sogno e  fantasia.

Terminata l’ “Accademia del Fumetto e Illustrazione” di Milano, parallelamente all’attività di disegnatore e grafico, l’artista focalizza sempre più l’attenzione sullo studio di un proprio linguaggio, andando alla ricerca di una pittura capace di fondere le esperienze della pop art, della street art, dei graffiti, del fumetto, della performance art. La curiosità, l’attenzione al mondo che ci circonda, ridondante di immagini e sempre più immerso in un contesto di “comunicazione mediatica pervasiva”, lo induce ad una sperimentazione in cui cruciale diviene la necessità di creare una sorta di alfabeto personale, ma riconducibile ad un sapere comune. Figure, forme stilizzate e colorate affollano le sue tele, immergendo  in un cosmo il quale cattura ed avvolge con la gioia di vivere che lo pervade.

Sono buffi personaggi che si accalcano quasi desiderosi di conquistarsi e di sottrarsi l’un l’altro la ribalta. Soggetti sempre in movimento, lontani dalla staticità. Vivono di colori sgargianti e vivaci  che animano la scena donando allo spettatore una sensazione di energica allegria, capace di fugare l’horror vacui del nulla che talvolta in realtà riempie le nostre vite così apparentemente sgargianti. Ma la contraddizione è velata, celata nell’elegante e travolgente infittirsi di questi buffi e simpatici alter ego che  si moltiplicano sullo sfondo di una superficie sulla quale l’autore pare voler  ribadire che ognuno deve trovare il proprio spazio nel quale potersi esprimere, rivelando e rivendicando la propria dimensione. Come nelle “strip”, si esprimono attraverso un loro sistema di simboli. La pregnanza di quanto dicono non è da indagare in ciò che potrebbero significare, ma nel “rumore di fondo” che creano, come indica Willow medesimo.

Filippo dipinge adoperando smalti, utilizzati puri e saturi, disegnando direttamente le forme con il pennello, senza creare un bozzetto premeditato a matita. La libertà assoluta lo guida nel comporre questi suoi giganteschi “fumetti”, in cui ricorre una ricca simbologia attinta da quell’immaginario collettivo che la rende di immediata leggibilità. Ogni sagoma, ogni piccolo personaggio diviene un lessema che in qualche modo ci pare noto, ci parla una lingua che riusciamo ad interpretare. Willow, come tutti gli artisti neo-pop, ha infatti il merito di aver compreso che utilizzando stilemi familiari al pubblico, perché tipici del sincretismo culturale che pervade la nostra società, consente ad esso di non sentirsi più distante dal mondo dell’arte, quanto piuttosto di viverlo come uno spazio aperto in cui potersi riconoscere ed immergere.

Questo si verifica anche quando disegna dal vivo, nei cosiddetti  happening. Mi è accaduto di assistere ad una sua performance, in cui affrescava un vecchio muro grigio di città. Filippo lavorava no stop, con certosina meticolosità, ma con l’immediatezza di chi ormai ha dentro sé quanto dipinge. I suoi disegni invasero la parete mentre la gente, entusiasta, pareva a propria volta smarrirsi, liquida, in quella superficie su cui tutto galleggia, leggero. 

Probabilmente il segreto è quello di aver superato certi divari generazionali e intellettuali. Non ci si pone il problema di produrre un’ arte “alta ed elitaria”, anzi si abbraccia la cultura alla portata di tutti, proponendo con  ironia  una visione positiva del vivere, improntata alla leggerezza e al divertissement. Del resto la corrente “Neo-Pop”, a cui Willow si ispira ed appartiene,   pur riferendosi chiaramente alla “Pop Art” storica ed ai suoi rappresentanti più noti (Andy Warhol e Roy Lichtenstein), si impadronisce però, come accennato, di numerosi rimandi: dal graffitismo urbano al mondo dell'undergound, dall'uso di materiali diversi (come plastiche e resine) al genere dei fumetti, dall'urban art al web design, arrivando anche al citazionismo di riferimenti "alti", letterari o concettuali, debitori nei confronti dei più recenti studi di semiologia e teoria della comunicazione. Se nella Pop Art il riferimento era soprattutto al mondo dei consumi e dei mass media, il Neo-Pop propone plurime letture  dell’attuale globalizzazione e del sincretismo culturale che ne consegue.

Proprio in virtù di tale caratteristica, come già avvenuto ad alcuni noti predecessori (citiamo per tutti Keith Haring), Filippo Bruno ha cominciato a prestare le sue immagini per T-shirt, libri illustrati, agende, oggetti cult. Artista ormai affermato, presente in numerose gallerie in Italia ed all’estero, come anche in contesti espositivi istituzionali, da anni affianca all’impegno tradizionale, nell’ambito dello scenario artistico ufficiale,  un’ attività che lo vede protagonista di svariate collaborazioni con società di design, con aziende che producono gadget, abbigliamento, oggetti customer oriented.

Un artista, quindi, che ha saputo comprendere che ci si deve confrontare con un  mondo che cambia rapidamente, cercando di osservare l’arte, e conseguentemente il proprio ruolo, secondo una prospettiva più ampia. Nel dipingere un “icona” come una Vespa od un Ape car, nel personalizzare una poltrona, nell’ illustrare agende che sono ormai uno status symbol, piuttosto che dei toys in vinile bianco pare voler regalare a tutti noi la stessa magia che prova un bimbo osservando il cielo stellato o un adolescente quando crede di essere padrone del mondo perché ha tra le mani un oggetto del desiderio, come uno scooter.

Al'linterno di  un fatto - cm. 60x60 -  2017
Al'linterno di un fatto - cm. 60x60 - 2017

In questo contesto ludico, sgargiante, spassoso e divertente parrebbe non esserci margine per la riflessione. Invece nulla è più distante dalla verità. Willow regala una folla di personaggi che si ammassano l’uno sull’altro, chiassosi e talvolta eccessivi. Una sorta di “guazzabuglio”, per utilizzare una sua stessa definizione, che rammenta la folla del nostro oggi, la quale “urla, scalpita, freme, si agita e contorce”. Una realtà in cui tutti noi, volenti o nolenti, rimaniamo intrappolati. Ma fra tanta confusione ed omologazione, in una società che ci vorrebbe tutti uguali, smart e brillanti, forse forzatamente felici, vi è sempre qualcuno che si discosta, prendendo le distanze dal gruppo e restando in disparte, pensieroso. Se osserviamo bene i disegni dell’artista notiamo che un personaggio sta, infatti, spesso discosto dagli altri, un esserino più piccino, oppure colorato fra tanti in bianco e nero, insomma caratterizzato da qualcosa che lo differenzia. Ad esso si affida il compito della “singolarità”, di un’identità capace di non conformarsi, di opporsi all’idea imperante, alla monocromia del pensiero uniformato.

Forse è l’alter ego di Filippo, che ha cercato di affermare il proprio pensiero sulla realtà fingendosi un mondo che, anche se non perfetto e non scevro dalle storture di quanto ci circonda, ha il sapore della fiaba. Del resto ogni fiaba racconta il bene ed il male, ma sa regalare, sempre e comunque, il sogno.

 

 

CRISTINA PALMIERI

Solo alcuni nella folla -  cm. 50x40 - 2017
Solo alcuni nella folla - cm. 50x40 - 2017

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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